Sentenza del Consiglio di Stato: Ufficiale dei Carabinieri Risarcito con 5.000 Euro per Mobbing

Una recente sentenza del Consiglio di Stato ha gettato luce su una situazione di mobbing all’interno delle Forze armate italiane e ha stabilito un importante precedente giuridico. In questa vicenda, un Maggiore dell’Arma dei Carabinieri è stato vittima di comportamenti vessatori da parte dei suoi superiori, il che ha portato a una sentenza che condanna l’Amministrazione e stabilisce un risarcimento di 5.000 euro per l’ufficiale.

Il Caso del Mobbing nell’Arma dei Carabinieri

Il Maggiore dei Carabinieri, un professionista con un’ampia esperienza e competenza, è stato incaricato di condurre indagini sul suo superiore, un colonnello e Comandante provinciale dei Carabinieri. Il colonnello era stato accusato di reati, ma parte delle accuse era decaduta a causa della prescrizione. In seguito a questo incarico, il Maggiore è diventato vittima di una serie prolungata di comportamenti vessatori da parte dei suoi superiori, in particolare di un Generale.

Le vessazioni professionali sono proseguite fino a quando il Maggiore è stato trasferito presso la Direzione centrale di Polizia criminale del Ministero dell’Interno. A questo punto, l’ufficiale ha deciso di cercare giustizia per le ingiustizie subite e ha presentato un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR).

Il TAR ha accolto il ricorso del Maggiore, stabilendo che il mobbing consiste in una serie di atti o comportamenti vessatori, protratti nel tempo, finalizzati all’obiettivo di escludere la vittima dal gruppo di lavoro. Il TAR ha condannato l’Amministrazione al pagamento delle spese legali, stabilite in 2.500 euro, oltre agli accessori di legge.

La Sentenza del Consiglio di Stato

La sentenza del Consiglio di Stato ha confermato le decisioni del TAR, rappresentando un importante sviluppo nella giurisprudenza in materia di mobbing. Il Consiglio di Stato ha precisato che nel mobbing rientrano anche comportamenti ostili, reiterati e sistematici, che esulano dall’ordinaria gestione del rapporto di lavoro e che provocano danni alla salute psicofisica della vittima.

Per configurare una condotta lesiva del datore di lavoro o dei superiori gerarchici, devono essere presenti diversi elementi:

  1. Un disegno vessatorio nei confronti del dipendente.
  2. Eventi lesivi della salute psicofisica del dipendente.
  3. Un nesso causale tra la condotta del datore di lavoro o dei superiori e la lesione dell’integrità psicofisica del lavoratore.
  4. Un intento persecutorio.

Il Consiglio di Stato ha ritenuto che nel caso in questione, il mobbing fosse emerso in modo inconfutabile, con un alto grado di probabilità logica e razionale, e che avesse lo scopo di infliggere punizioni, espulsioni e umiliazioni nei confronti del Maggiore.

L’Importo del Risarcimento

Alla luce delle circostanze emerse, il Consiglio di Stato ha dichiarato la responsabilità dell’Amministrazione per la violazione dell’art. 2087 del Codice Civile e ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire il Maggiore con la somma di 5.000 euro. Questo risarcimento rappresenta un segnale importante nella lotta contro il mobbing e un passo avanti nella protezione dei diritti dei dipendenti delle Forze armate italiane.

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